MANIFESTO DELLA PSICOLOGIA ESTETICA

  

 

 

 

 

Milano 24/11/2017

Manifesto della psicologia estetica

  1.  Ambito di studio. La psicologia estetica è psicologia applicata allo studio del bisogno di bellezza e si occupa del mondo percettivo ed espressivo di ogni individuo, nell’intento di aiutare le persone a mostrarsi socialmente nel modo più congruo ed efficace possibile. La bellezza è uno dei più profondi bisogni dell’anima umana, un’esperienza emozionale che rappresenta per la mente una continua fonte di energia, ispirazione e orientamento delle funzioni psichiche. L’attenzione al corpo e alla presentazione sociale è la proiezione di un’esigenza interiore di armonia, serenità e sicurezza: lungi dall’essere una richiesta “superficiale”, rappresenta un importante tentativo di ricomposizione sensoriale e psicofisica.

 

  1.  Linguaggio delle immagini. L’uso della parola per comunicare è una acquisizione evolutiva relativamente recente che non ha ancora raggiunto la potenza del linguaggio estetico nell’estrarre l’essenziale dalla realtà. Il tentativo di ricomposizione a cui mira l’aspirazione alla bellezza si rivolge a ferite originarie che non possono essere guarite attraverso la parola e il pensiero razionale. La bellezza parla la lingua delle immagini perché, a differenza delle parole, forme e colori esprimono in modo più profondo e polisemantico valori, convinzioni e sfumature emozionali. L’estetica non può essere concepita in termini razionali: le sue radici risiedono nella parte più arcaica del cervello, dove l’energia caotica, primordiale e vitale entra in una relazione percettiva primaria con il mondo.

 

  1.  Campo individuale. Il modo in cui ci vediamo allo specchio, ma anche il modo in cui ci vedono gli altri, non è mai neutrale, ma rappresenta una ricostruzione personale che tendiamo ad attribuire a un’oggettività impossibile. L’estetica, in definitiva, è una traduzione di variazioni di luce e ombre in rappresentazioni affettive. Ciò che rende importante l’esperienza estetica è il suo trovarsi in diretto contatto con il mondo emozionale. Questo permette di esprimere l’esigenza individuale della bellezza, ma allo stesso tempo il bisogno universale di senso e di ricomposizione sensoriale. La conoscenza delle scelte estetiche di ogni persona rappresenta la porta d’accesso al suo immaginario interno.

 

  1.  Campo sociale. L’esperienza estetica, da una parte, si trova in diretto contatto con il mondo “privato” dell’individuo ma, dall’altra, si connette in modo imprescindibile al mondo delle relazioni. La presentazione sociale è sempre una “rivelazione”, che tende a soddisfare due bisogni complementari: il bisogno di appartenenza e quello di distinzione. I comportamenti in estetica sono modalità di comunicazione, il più delle volte inconsapevoli, tendenti a influenzare gli interlocutori allo scopo di stabilire e negoziare status, relazioni, e a suggerire risposte emozionali. Da questo punto di vista, l’estetica rappresenta sempre uno sforzo più o meno cosciente di acquisire maggiore abilità e presenza relazionale.

 

  1.  Intelligenza estetica. L’intelligenza estetica è l’armonia tra il campo energetico individuale e quello collettivo, che si realizza nella creazione di un campo espressivo, risonante e condiviso. Mostrarsi esteticamente al meglio presuppone un livello di comunicazione capace di annodare in modo funzionale forma, contenuto e relazione. Ogni scelta o comportamento estetico ha risultati efficaci e duraturi solo quando veicola valori, motivazioni e bisogni che legano il mondo interiore di chi comunica alla realtà esterna: allo stesso modo, disarmonie tra identità psicologica e sociale possono essere intese come traccia di conflitti interni.

 

  1.  Pelle. Nella sua prima e fondamentale funzione di contenitore della vita psichica, la pelle non è superficie, ma proiezione in superficie dell’esperienza sensoriale ed emozionale dell’organismo intero. È un involucro che protegge il corpo, ma anche frontiera psichica di scambio tra il mondo esterno e l’individuo. La pelle gioca il ruolo di uno schermo o monitor dell’inconscio che rende visibili i conflitti e i disagi, ma anche le aspirazioni più intime e sentite dell’io. Per la psicologia estetica, il sintomo cutaneo è un trasferimento energetico “favorevole” su un canale periferico, con guadagno per gli organi necessari alla sopravvivenza. La pelle, infatti, è il palcoscenico ideale dove la psiche può imprimersi ed esprimersi: non soltanto un tessuto biologico, ma anche e soprattutto un prodotto culturale e relazionale.

 

  1.  Estetosfera. L’aspetto in estetica va giudicato oltre i dettagli. Ogni persona rappresenta, dal punto di vista estetico, un campo di forze espressive che come le note possono essere consonanti o dissonanti. La bellezza non si giudica con gli occhi, piuttosto si ascolta come una composizione musicale. Il confine di ogni persona, in termini estetici, non coincide con la pelle, ma è uno spazio energetico- sensoriale dinamico, in espansione o in contrazione in funzione delle attività e delle relazioni che vi si svolgono. Questo spazio, in psicologia estetica, è detto Estetosfera ed è diverso per ogni persona, in termini sia qualitativi che quantitativi. Uno degli scopi della psicologia estetica è quello di aiutare le persone a diventarne consapevoli.

 

  1.  Domanda di bellezza. Ogni domanda di bellezza, dall’acquisto di un cosmetico alla richiesta di un intervento di chirurgia estetica, presuppone una fondamentale domanda di benessere psicologico e di maggiore interazione sociale. Questa consapevolezza può far la differenza tra il ricorrere all’estetica per amore di un gioco creativo di natura sociale o come ultimo rifugio nevrotico. L’obiettivo di ogni professionista della bellezza è aiutare le persone a presentare la loro identità dando coerenza, espressività e consapevolezza a tutti gli elementi della personalità. Qualsiasi intervento estetico “correttivo” deve prendere in considerazione gli obiettivi e le relazioni dell’individuo: i problemi estetici, infatti, sorgono sempre nella rete di rapporti familiari e sociali e sono la manifestazione di un processo evolutivo dell’individuo. Chi si occupa di estetica non lavora mai direttamente sulla bellezza ma su un processo mediato, cioè il desiderio di bellezza: non una richiesta oggettiva e matematica, ma un quesito soggettivo e carico di rappresentazioni emozionali.

          Dr. GIUSEPPE POLIPO – Presidente AIPE

          Per contatti: aipe@psicologiaestetica.org