• Senza categoria

    Il narcisismo

    Il narcisismo: un disturbo estetico

    In tutte le persone vi è un bisogno istintivo di riconoscimento, che spinge a esibire un’immagine di se stessi il più gradevole e positiva possibile. Tuttavia quando questo egocentrismo assume proporzioni esagerate e la fissazione alla propria immagine tende a svalorizzare il mondo esterno, è corretto parlare di narcisismo.
    C’è infatti una bella differenza fra piacersi e compiacersi e il nucleo del disturbo narcisistico riguarda, oltre all’amplificazione egoica ed autoreferenziale dell’immagine personale, la presenza inevitabile di problematiche nell’area delle relazioni affettive, con l’assenza di empatia e il totale assorbimento psichico verso se stessi.
    Il paradosso di questo disturbo è che le persone che ne soffrono sembrano molto forti, ma in realtà hanno un’autostima estremamente debole che le porta ad allontanarsi dalle relazioni impegnative per paura di mostrare le proprie debolezze.
    Il narcisista ha, infatti, un continuo bisogno di ammirazione che lo porta ad essere sempre al centro dell’attenzione, ma sempre  su un palcoscenico più immaginario che reale.
    Possiamo considerare, allora, il narcisismo come un disturbo “estetico”, nel senso più profondo del termine, in quanto implica l’infatuazione verso la propria immagine e la percezione del mondo esterno solo come una realtà secondaria e riflessa.
    Non bisogna tuttavia dimenticare che innamorarsi della propria immagine e non riconoscere altro che se stessi non è una patologia solo del ‘vedere’, ma piuttosto e soprattutto del ‘sentire’, con il risultato che la focalizzazione sul proprio ego porta inevitabilmente ad una restrizione del campo dei sentimenti e a un benessere tossico che chi si occupa di estetica può lenire, riconoscendo i ‘sintomi’ e fornendo al cliente/paziente una percezione più allargata dell’esistenza, smascherando la bassa autostima e il deserto emozionale del narcisista e spostando l’investimento energetico del soggetto verso il mondo delle relazioni e della condivisione.

    Tratto da – G. Polipo – Psicologia dell’estetica – Istruzioni per una bellezza consapevole.

  • Senza categoria

    Per un’estetica della mente

    L’IMPREVEDIBILE VIRTÙ DELLA MENTE ESTETICA

    È diffusa la convinzione che il successo e la felicità si possano conquistare addestrando la mente a concentrarsi su strategie, piani e obiettivi. Non si tiene conto però che la nostra vita mentale è per la maggior parte inconscia e, per questo, obbedisce ai comandi della ragione solo fino a un certo punto, non potendo andare oltre i propri limiti o contro se stessa.
    Per star bene non basta, allora, orientare la propria energia su scopi basati sul ragionamento, ma diventa indispensabile l’alleanza con quella parte della nostra mente emozionale che non si nutre di argomentazioni e di pensieri analitici. Ogni decisione che prendiamo, infatti, dipende soprattutto da come ci sentiamo in quel preciso momento, e un problema – che può sembrare irrisolvibile se affrontato sotto stress, rabbia o paura – a mente serena può trovare senza apparente sforzo la soluzione più semplice. 
    (dal libro Psicologia dell’Estetica. G.Polipo 2014 ).  

  • Senza categoria

    L’immagine del corpo dal punto di vista della psicologia estetica.


    di Giuseppe Polipo

    Ansia, depressione, bassa autostima, disturbi dell’alimentazione, dismorfofobia, problemi sessuali: sentirsi poco desiderati e non amare il proprio corpo, può scavare ferite profonde che si presentano come impedimenti quotidiani alla qualità della vita, alla libertà personale, all’esperienza dell’esistenza come dono e opportunità.
    Per stare bene, infatti, è necessario confrontarsi con gli aspetti più oscuri dei propri desideri, posti alla radice della propria individualità psicofisica.

    In questo percorso di autoconoscenza, la prima tappa consiste nell’evitare di nascondersi dietro un’organizzazione mentale inflessibile e bloccata. La chiave che spiega l’insoddisfazione per la propria immagine corporea, infatti, risiede in una continua narrazione autocritica e negativa che orientando la mente verso pensieri ripetitivi, plasma una mente insoddisfatta, incapace di trovare un compromesso tra l’identità fisica percepita e la propria proiezione relazionale ideale.In questi casi, nel tentativo di sottrarsi alla sofferenza per avere un corpo diverso da quello che si vorrebbe, spesso si riduce lo slancio verso il mondo esterno e gli altri; il risultato è che con meno esperienze e relazioni si vive comunque peggio, senza considerare che questo rifiuto si riflette prima o poi sull’equilibrio energetico del corpo.
    La conoscenza della psicologia estetica e dei suoi strumenti operativi, in questi casi, può rivelarsi estremamente utile per evitare che pensieri e energie negative, che si mostrano come disagi verso la propria immagine fisica, possano intossicare l’anima e rovinare l’esistenza.